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Un pensiero per mamma

La prima cosa che ho piacere di pubblicare è il ricordo di mamma che scrissi quando ci ha lasciato. A distanza di anni non cambierei una virgola di queste parole, a lampante dimostrazione del segno indelebile che ha lasciato impresso nel mio cuore.

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 Mamma
C’è una parola strana. O meglio, c’è una parola che utilizziamo in modo strano. La snoccioliamo di frequente per abitudine o educazione quasi senza rendercene conto, ma facciamo fatica a pronunciarla quando avvertiamo il peso del suo profondo significato di riconoscenza e devozione.
Grazie ”.
Ma non voglio lasciarla sola, la voglio unire ad un’altra fondamentale nella vita di ognuno di noi.
Grazie, mamma ”.
Due parole così semplici e comuni legate insieme schiudono davanti agli occhi un universo di emozioni e sentimenti. Nello strano mistero della vita, sono al contempo ciò di più scontato e più straordinario che un figlio possa dire.
Grazie, mamma ” per il buio che freme, la vita che parte, il cuore che batte, il sangue che scorre, il cordone che unisce, la pancia che accoglie, la luce improvvisa, il rumore che spaventa, il seno che rassicura, il latte che sfama.
E poi il mondo da scoprire attraverso i tuoi occhi, i primi incerti passi sotto la tua guida, il distacco del primo giorno di asilo, le colazioni con lo zabaione sciolto nel latte caldo.
Il tuo amore ti ha portato fino al capirci, accettarci, aiutarci, stimolarci, consolarci, incitarci, consigliarci nel lungo e difficile cammino del diventare uomini. Soltanto ora, guardandomi alle spalle, mi accorgo che non siamo stati noi il bastone della tua vecchiaia, ma sei sempre stata tu un valido appiglio in tutte le stagioni della nostra vita.
Grazie mamma per l’amore quotidiano, la dedizione ininterrotta, la cura affettuosa che hai avuto per tutti noi. Li hai elargiti a profusione, come se invece di un cuore malandato ne avessi avuti una decina in forma smagliante. Mi sbalordisce il pensiero che ogni giorno abbiamo mangiato, abbiamo bevuto, abbiamo dormito, abbiamo vissuto, e sempre – senza pause né affaticamento – siamo stati amati da te.

C’è anche un’altra parola straordinaria.
GRAZIE tutta in maiuscolo “.
In questo momento toccante, il nostro cuore la secerne per donarla al Signore.
GRAZIE tutta in maiuscolo “, Signore, per averci regalato quella meravigliosa stella brillante d’amore che è stata mamma.
Ma soprattutto “ GRAZIE tutta in maiuscolo “, Signore, per averle portato in dono esattamente la vita che aveva sperato e che avrebbe voluto.
A tratti difficile, certo, in alcuni momenti molto dura.
La madre persa quando era ancora bambina, la guerra, i bombardamenti, la casa del nonno Giona occupata dai nazisti, il distacco dalla sua famiglia e dalla sua terra per venire a Roma, le incertezze economiche quando papà perse il lavoro con tre figli da crescere, la scomparsa del nonno, della zia Annetta e mano mano delle sorelle, dei fratelli e dei cognati – nutrendo per tutti un profondo affetto -, le tante malattie sopportate con pazienza e serenità fino all’ultima, malevola ed umiliante, che l’ha arsa lentamente come un ceppo nel camino.
Ma se purtroppo il dolore non si può eliminare dalla nostra vita, la felicità mi ricorda molto i talenti della parabola. Dal Signore riceviamo in dono calce e mattoni, ma siamo noi che dobbiamo essere capaci di costruirla – giorno per giorno, mattone su mattone – con il cemento armato dell’amore che rende la costruzione solida e resistente ai venti freddi della vita.
Ma mamma ha fatto molto di più. Ha edificato una cattedrale luminosissima con l’amore donato e ricevuto dai genitori, dai fratelli e dalle sorelle, dal suo sposo, dai suoi figli, dai suoi nipoti, dai suoi parenti, dai suoi amici, da voi tutti.
Ogni suo sguardo, ogni suo sorriso, ogni suo abbraccio, ogni sua carezza, ogni suo bacio, ogni sua risata sono stati schegge di eternità, briciole di Paradiso. Quella stessa eternità e quello stesso Paradiso che ora sono l’essenza stessa della sua natura.

Mi fa piacere ricordare con voi uno dei momenti più intimi condivisi con mamma che ogni tanto ci piaceva rinverdire.
Era un’estate trascorsa a Rimini negli ultimi anni sessanta. Un pomeriggio andammo da soli io e lei a visitare un baraccone ambulante di zingari dove era messa in bella mostra una balena impagliata. A dire il vero era probabilmente solo un capodoglio, ma io al suo interno immaginavo Pinocchio e Geppetto che si rincontravano dopo mille sventure e peripezie.
Ho ancora un vivido ricordo di quell’atmosfera rarefatta e irreale a metà strada tra la favola di Collodi e il circo di Fellini. Molti anni dopo ho rivissuto la stessa identica emozione nelle pagine iniziali di “Cent’anni di solitudine” di García Màrquez, quando il piccolo Aureliano Buendía viene portato dal padre in un tendone di nomadi a vedere per la prima volta il ghiaccio.

Voglio che tu tenga ben presente una cosa, mamma.Mamma
C’è un verso di una canzone di Ligabue che riassume il significato più intimo e più travolgente dell’amore, capace di travalicare ogni barriera ed oltrepassare anche l’estrema, desolata frontiera terrena.
Recita così: “ L’amore conta: conosci un altro modo per fregar la morte ?
Ebbene oggi, noi tutti qui insieme, con le nostre preghiere, con il nostro affetto, con i nostri ricordi, con i nostri occhi sbrilluccicanti ed i nostri fazzoletti inumiditi l’abbiamo fregata.
E ti giuro che io personalmente, fino all’ultimo respiro dell’ultimo giorno che il Signore vorrà regalarmi, la continuerò a fregare.

Giuseppina Biggi in Volpi – Ficulle (TR), 5 febbraio 1925 – Roma, 6 novembre 2006

Categorie: Pensieri e parole | Tag: , , , , , , | 9 commenti

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